Cedolare secca: proroga dell’aliquota ridotta al 10%

Cedolare secca: proroga dell'aliquota ridotta al 10%

 

L’attuazione del regime della cedolare secca si ha con il versamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali e per i contratti ad esso soggetti non sono dovute l’imposta di registro e l’imposta di bollo, è invece dovuta l’imposta di registro per l’eventuale cessione del contratto.

Tale opzione può essere utilizzata in sede di registrazione del contratto oppure alla scadenza delle annualità successive entro il termine di versamento dell’imposta di registro questa però non ha effetto se il locatore non ha comunicato preventivamente al conduttore la rinuncia ad esercitare la facoltà di chiedere l’aggiornamento del canone a qualsiasi titolo.

Tuttavia, tale comunicazione, è necessaria solo se la rinuncia all’aumento del canone non è prevista dallo stesso (Risoluzione n. 115/E/2017).

Si specifica che la cedolare secca può essere esercitata solo per unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11 (esclusa l’A10 – uffici o studi privati) locate a uso abitativo e per le relative pertinenze, oppure con contratto separato e successivo rispetto a quello dell’immobile relativo, a condizione che il rapporto di locazione intercorra tra le medesime parti contrattuali, nel contratto di locazione della pertinenza si faccia riferimento a quello di locazione dell’immobile abitativo e sia evidenziata la sussistenza del vincolo pertinenziale con l’unità abitativa già locata.

Nel caso di proprietari contitolari l’opzione deve essere esercitata distintamente da ciascun locatore. Ed è valida per persone fisiche titolari del diritto di proprietà o del diritto reale di godimento, esclusa locazione come esercizio di attività di impresa o di arti e professioni.

Le aliquote attuali

Chi sceglie la cedolare secca decide di tassare il 100% del canone percepito applicandovi un’aliquota pari al 21%. Tuttavia, per il triennio 2014-2017 è prevista anche un’aliquota ridotta al 10% per quei contratti a canone concordato relativi ad abitazioni situate in comuni con carenze di suddette unità abitative (articolo 1, lettera a) e b) del dl 551/1988).

Parliamo dei comuni di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia e di quelli confinanti con gli stessi, oltre ai comuni capoluogo di provincia. La stessa aliquota si rende applicabile anche ai contratti di locazione a canone concordato stipulati nei comuni ad alta densità abitativa e a quelli stipulati nei comuni in stato di emergenza a seguito di eventi calamitosi avvenuti negli ultimi cinque anni.

Dal 2018

La predetta aliquota ridotta al 10% sarebbe dovuta salire al 15%. Tuttavia con la Manovra del nuovo anno l’intento è quello di prorogarla per altri due anni. Dunque al comma 1 dell’articolo 9 “Riduzione dell’aliquota della cedolare secca per contratti a canone concordato”, del (dl 28 marzo 2014, n. 47), le parole “per il quadriennio 2014-2017″ sono sostituite con le parole “per gli anni dal 2014 al 2019”.

Resterebbe invece invariata l’aliquota ordinaria del 21% applicabile ai contratti, soggetti a cedolare secca, diversi da questi ultimi.

Inoltre nell’audizione del 6 novembre 2017, tenutasi in Commissioni Bilancio di Camera e Senato, sul DDl di bilancio in commento Confediliza ha chiesto di stabilizzare l’aliquota di cui sopra e la possibilità di ampliarne l’applicazione anche alle locazioni in ambito commerciale.