Limiti dichiarazioni integrative a favore

La dichiarazione integrativa, in base all’art. 2, comma 8, del D.P.R. n. 322/1998, può essere presentata solo per “correggere errori od omissioni”, mentre la rettifica di scelte opzionali rappresenta, secondo l’Agenzia delle Entrate, una manifestazione negoziale da parte del contribuente.

A parere della Corte di Cassazione (Cfr. Cass. 22 gennaio 2013, n. 1427; ex Idem, 11 maggio 2012, n. 7294) tale distinzione è fondamentale in quanto “sebbene le denunce dei redditi costituiscano di norma delle dichiarazioni di scienza, e possano quindi essere modificate ed emendate in presenza di errori che espongano il contribuente al pagamento di tributi maggiori di quelli effettivamente dovuti, nondimeno, quando il legislatore subordina la concessione di un beneficio fiscale ad una precisa manifestazione di volontà del contribuente, da compiersi direttamente nella dichiarazione attraverso la compilazione di un modulo predisposto dall’erario, la dichiarazione assume per questa parte il valore di un atto negoziale, come tale irretrattabile, anche in caso di errore, salvo che il contribuente dimostri che questo fosse conosciuto o conoscibile dall’amministrazione”.

Sempre la Suprema Corte, con sentenza n. 5728/2018, ha ribadito i limiti delle dichiarazioni integrative: “il contribuente che, nel redigere la dichiarazione fiscale, abbia riconosciuto a suo danno importi in misura superiore a quelli effettivi senza procedere anche al pagamento della maggiore imposta può, in sede giudiziale e senza limiti sostanziali o temporali, opporre alla pretesa dell’Amministrazione per l’omesso o insufficiente versamento che l’originaria dichiarazione era viziata da un errore di fatto o di diritto; ove, invece, all’erronea dichiarazione abbia anche fatto seguito, in tutto o in parte, il pagamento del maggior importo non dovuto, il contribuente è tenuto ad esperire le procedure di rimborso, nel rispetto delle modalità e dei termini di decadenza previsti, esclusa la possibilità di opporre, in giudizio, l’eventuale credito vantato per l’indebito pagamento“.